Rottamazione quinquies: il dilemma delle rate da sospendere
Chi ha una rateizzazione ordinaria in corso si trova davanti a un bivio. La rottamazione quinquies, prevista nella Legge di Bilancio 2026, promette di azzerare sanzioni e interessi sulle cartelle esattoriali, ma solleva una domanda pratica: conviene sospendere subito i pagamenti delle rate in scadenza tra ottobre e dicembre 2025, oppure aspettare gennaio per presentare la domanda di adesione?
Indice
Il meccanismo dello scomputo
La questione ruota attorno a un dettaglio tecnico che può far perdere migliaia di euro. Ogni rata di una dilazione ordinaria contiene tre componenti: capitale, interessi e sanzioni. La rottamazione quinquies, nel calcolare le somme dovute, considera solo la quota capitale già versata, cancellando di fatto quanto pagato per sanzioni e interessi.
La quota di sanzioni, interessi e aggio rappresenta normalmente il 30-40% di ogni rata. Versare queste somme nei mesi precedenti l’adesione alla sanatoria significa sprecare denaro che andrà comunque azzerato.
La soglia critica delle otto rate
Ma interrompere i pagamenti non è privo di conseguenze. Se si decade dalla dilazione ordinaria prima di aderire alla rottamazione, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione può riprendere le attività di recupero coattivo come pignoramenti, fermi amministrativi e ipoteche.
Il limite da non superare è chiaro: la decadenza dal piano di dilazione interviene al mancato pagamento di 8 rate anche non consecutive. Chi si trova vicino a questa soglia deve calcolare con precisione quante rate può permettersi di saltare.
Il periodo più delicato
Il blocco delle attività avverrà solo dopo la presentazione della domanda di rottamazione a gennaio 2026, quindi le rate di ottobre-dicembre 2025 sono il periodo più delicato per valutare l’interruzione. Durante questi mesi il contribuente resta esposto al rischio di azioni esecutive.
La domanda di adesione si potrà presentare dal 21 gennaio al 30 aprile 2026, e già con l’adesione alla sanatoria si interrompono azioni esecutive ed eventuali pagamenti di rateizzazioni in corso.
Il rischio della doppia decadenza
Lo scenario peggiore riguarda chi decade sia dalla dilazione ordinaria che dalla rottamazione quinquies. Se si decade anche dalla rottamazione per mancato pagamento di due rate anche non consecutive, non è garantito di poter riprendere la vecchia dilazione precedentemente revocata.
Il DDL di bilancio 2026 prevede che dopo il pagamento della prima rata “le dilazioni precedenti vengono revocate e non possono più essere concesse nuove dilazioni”. La formulazione lascia margini interpretativi, ma il pericolo resta concreto.
Chi può rischiare
Chi è certo di non aver saltato altre rate può sospendere il pagamento delle rate della dilazione ordinaria anche subito, facendo in modo di presentare l’istanza per accedere alla rottamazione già a gennaio 2026.
La strategia dipende dalla situazione individuale. Chi ha margine sulle 8 rate consentite potrebbe valutare l’interruzione, tenendo però conto dei propri vincoli patrimoniali e del rischio di azioni esecutive.
La strategia prudente
La strategia più prudente è presentare domanda di rottamazione appena disponibile il modello a gennaio 2026, in modo che le pregresse dilazioni vengano immediatamente sospese in via automatica. In questo modo si evita di continuare a versare inutilmente sanzioni e interessi nelle rate successive alla domanda.
Per chi vuole massimizzare il risparmio senza correre rischi eccessivi, la soluzione passa attraverso un calcolo preciso: verificare quante rate sono state saltate in passato, valutare la sostenibilità economica di eventuali azioni esecutive, prepararsi a presentare l’istanza immediatamente a gennaio.
La rottamazione quinquies offre un’opportunità di risparmio significativa, ma richiede pianificazione. Tra ottobre e gennaio ogni decisione va ponderata, perché il confine tra opportunità e rischio è più sottile di quanto sembri.
