Quanti sali esistono in cucina

Quanti sali esistono in cucina
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Il sale in cucina, come possiamo leggere anche su LettoQuotidiano, ha delle regole molto precise ed anche rigide quando si tratta di utilizzo sulle pietanze. Al di là di ciò, in commercio ne esistono così tante specie, che a volte diventa difficile scegliere il più adatto. Vediamo alcuni (perché ce ne sono tanti altri oltre quelli di seguito elencati) di quelli che stanno prendendo quota nell’ultimo periodo tra gli chef.

Il sale marino

Il sale marino è quello comunemente usato in cucina e si divide in fino e grosso. Le saline più famose in Italia si trovano a Marsala, Trapani e Paceco, ma anche Ravenna e Cervia si difendono bene.

Un sottotipo di sale marino è il sale integrale, consigliato a chi soffre di pressione alta, e la cui unica differenza con quello raffinato sta nel colore poco brillante.

Il sale rosa dell’Himalaya

Anche detto dell’Himalaya, il sale rosa ha un alto tasso di ossido di ferro, che gli dà appunto quel colorito. In compenso invece ha un basso tasso di iodio. Sebbene il nome sia fuorviante, questo sale viene estratto non dai monti dell’Himalaya ma dalle saline pakistane. È il sale più puro al mondo e si usa su pesce crudo e carne alla brace. È tra i sali più diffuso negli ultimi tempi.

Il sale blu di Persia

Il sale blu, che ha questo colore per la presenza di salvinite, viene estratto dalle saline iraniane. Ha un alto tasso di potassio e di cloro, e il suo sapore è leggermente speziato. Lo puoi macinare o usare in grani su pietanze più particolari.

Il sale grigio di Bretagna e il fior di sale

Proveniente dalle saline bretoni, il sale grigio ha queste sfumature perché contiene argilla grigia. Ha un retrogusto che ricorda il sapore del mare, per cui si sposa bene con pesce e carne bianca.

Il fior di sale invece si crea grazie ad un processo di escursione termica di notte che influenza la superficie salina e la cristallizza. È tra i più cari perché colto a mano.

I Sali delle Hawaii: sale rosso, sale nero e sale verde

Alle Hawaii troviamo tre tipi di sale: il sale rosso, il sale nero e il sale verde. Per quanto concerne il primo, è quello che contiene argilla vulcanica e che si crea dopo che quest’ultima si deposita sul salgemma asciugandosi al sole. Ha un sapore leggermente amarognolo ma gradevole, ricorda un po’ quello della frutta secca tostata e non si perde nella cottura

Il sale nero, anche detto black lava, è quello che contiene al suo interno carbone vegetale. Ha un bassissimo contenuto di sodio, depura l’organismo, e si usa per la cura del corpo. Ha un sapore leggermente affumicato e al contempo amaro. Viene usato soprattutto su uova, carni, pesci e verdure.

Il sale verde invece è quello che si ricava dal mare e poi si miscela con le foglie di bambù (ecco quindi il motivo del colore). I profumi sono intensi. Il sale si usa soprattutto per esaltare piatti di pesce.

Il sale arancione Mirroir

Il sale arancione viene estratto dal salgemma boliviana e il colore dipende dalla presenza di una vasta gamma di minerali. Il suo gusto è molto intenso e per questo andrebbe usato con moderazione. Come quello dell’Himalaya lo trovi facilmente in commercio con altri Sali.

Il sale rosa del Perù

Concludiamo col sale peruviano che è quello ricavato da bacini di acqua salata presenti sulle Ande, a 3mila metri d’altezza. È rosa perché contiene cristalli croccanti, frastagliati e anche minerali. Puoi usarlo sia sui secondi piatti che sulle verdure, ed è perfetto in combinazione con altre spezie, da usare su carne al barbecue.

Francesco

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