LinkedIn alimenterà l’AI con i profili dal 3 novembre
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La nuova frontiera dell’addestramento automatico
Dal prossimo 3 novembre LinkedIn inizierà a utilizzare i dati personali degli utenti europei per addestrare i suoi sistemi di intelligenza artificiale generativa. La comunicazione è arrivata a fine settembre dalla società di proprietà di Microsoft, che ha deciso di seguire la strada già tracciata da altre piattaforme social.
Il meccanismo prevede un consenso implicito: chi non interviene attivamente vedrà i propri contenuti pubblici trasformati in materiale per alimentare algoritmi. La società fa leva sulla base giuridica del legittimo interesse, attivando per impostazione predefinita l’opzione dedicata all’interno delle impostazioni sulla privacy.
Quali informazioni finiscono nel motore dell’AI
Post, commenti, didascalie, foto, ma anche dati relativi a offerte di lavoro o attività nei gruppi saranno usati per addestrare l’AI generativa. Il perimetro comprende nome, foto, posizione lavorativa, esperienze professionali, competenze e praticamente ogni traccia lasciata dagli utenti maggiorenni sulla piattaforma.
Esistono però dei limiti dichiarati. LinkedIn ha annunciato che non utilizzerà messaggi privati, credenziali di accesso, dati relativi a carte di credito, informazioni sui metodi di pagamento o sulla retribuzione, né i dati legati a candidature riconducibili a utenti specifici. La distinzione tra pubblico e privato diventa quindi il confine invalicabile dell’operazione.
Un territorio già esplorato da altri giganti
L’iniziativa del social network professionale non rappresenta una novità assoluta. A partire dal 28 maggio 2025 anche Meta Platforms Ireland Limited ha avviato il trattamento dei dati personali pubblicamente disponibili su Facebook e Instagram per finalità di addestramento dell’intelligenza artificiale generativa. Il modello è simile: trasparenza informativa, uso di contenuti pubblici, gestione dell’opposizione tramite opt-out.
Come sottrarsi al processo di raccolta
Gli utenti LinkedIn hanno il diritto di opporsi al trattamento dei propri dati personali per l’addestramento dei sistemi di intelligenza artificiale generativa della piattaforma, utilizzando le modalità rese disponibili online dalla società, come ha chiarito il Garante della Privacy.
Il percorso tecnico richiede attenzione. Entrando nella sezione Impostazioni e scegliendo Privacy dei dati, si può disabilitare l’opzione relativa all’uso per l’intelligenza artificiale contenuta nella sezione Dati per migliorare l’IA generativa. Esiste un’alternativa: compilare il modulo online ufficiale di LinkedIn, nel menù a tendina scegliendo Opposizione al trattamento per l’addestramento dei modelli di IA finalizzati alla creazione di contenuti.
Il fattore temporale nell’opposizione
La tempistica dell’opposizione determina conseguenze diverse. L’opposizione, se esercitata prima del 3 novembre, permette di sottrarre all’addestramento dell’intelligenza artificiale di LinkedIn tutte le informazioni personali, mentre se esercitata dopo interesserà solo i contenuti pubblicati successivamente e non quelli già online.
Chi agisce subito protegge quindi l’intera cronologia. Chi attende consegna al sistema tutto ciò che ha pubblicato fino alla data della modifica delle impostazioni privacy.
Il controllo delle autorità europee
Il Garante per la protezione dei dati personali è impegnato a verificare che l’iniziativa sia conforme alla normativa sulla privacy GDPR. La base giuridica del legittimo interesse, su cui poggia l’intera operazione, potrebbe attirare scrutinio da parte delle autorità di regolazione continentali.
In Europa si parla di oltre 160 milioni di profili: una miniera di curriculum e riflessioni professionali che può fornire all’algoritmo un patrimonio linguistico e comportamentale di prim’ordine. La questione non riguarda solo la protezione dei dati personali, ma anche il valore economico di un patrimonio informativo costruito collettivamente dagli utenti nel corso degli anni.
Anche i non utenti i cui dati possono essere comunque presenti sul social network perché pubblicati da altri utenti hanno il diritto di opporsi al trattamento, un particolare che estende la portata della questione oltre i confini degli iscritti attivi.
