La strategia dei tre ETF per gestire patrimoni consistenti

La strategia dei tre ETF per gestire patrimoni consistenti
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Chi dispone di capitale da investire si trova spesso di fronte a una domanda cruciale: come allocare le risorse tra diverse asset class senza farsi divorare dalle commissioni? La risposta potrebbe essere più semplice del previsto.

Il problema dei costi nascosti

Le commissioni di ingresso possono arrivare al 2%, il che significa che su 100.000 euro investiti, solo 98.000 entrano effettivamente nel portafoglio. Con costi annui dell’1,5% del capitale, dopo vent’anni un investimento iniziale di 20.000 euro con rendimento del 3,5% non supererà i 30.000 euro, dimostrando come apparenti piccoli sacrifici annuali possano fare grandi differenze nel tempo.

La questione diventa ancora più spinosa quando si considera che questi costi sono ricorrenti e vengono pagati indipendentemente dall’andamento del mercato, positivo o negativo. Per l’investitore che vuole massimizzare i rendimenti, ogni punto percentuale risparmiato sulle spese rappresenta un guadagno diretto.

Fondi comuni ed ETF: quale scegliere

I fondi comuni di investimento e gli ETF permettono di esporsi su moltissime asset class: si tratta di panieri al cui interno affluiscono più prodotti afferenti una data attività finanziaria, ottenendo così la massima diversificazione possibile su più emittenti anche con capitali modesti.

Le differenze sostanziali? Il taglio minimo iniziale, generalmente fisso per i fondi comuni e assente per gli ETF che sul mercato passano di mano come le azioni di Borsa; la politica di gestione è solitamente attiva per i fondi comuni e passiva per gli ETF. Questa distinzione ha conseguenze dirette sulle commissioni applicate.

La formula minimalista: tre strumenti per coprire tutto

Una soluzione prevede di optare per tre ETF differenti: uno per coprire il comparto obbligazionario, uno quello azionario e uno da destinare a un investimento alternativo come oro, real estate, criptovalute o materie prime.

Pesi, tempi e strumenti andrebbero valutati caso per caso secondo il proprio obiettivo e profilo di rischio, ma la componente maggiore dovrebbe essere destinata ai bond per stabilizzare il portafoglio e garantire un flusso di entrate. Si potrebbe scegliere un ETF sui bond sovrani europei, senza rischio di cambio, che investa su tutte le scadenze: breve, medio e lungo termine.

Costruire il portafoglio bilanciato

L’ETF azionario dovrebbe far guadagnare tanto nelle fasi di rialzo dei mercati e il contrario nelle fasi calanti: il fondo dovrebbe essere globale e avere al suo interno azioni dei Paesi sviluppati di Nord America, Europa ed Est in base al peso del PIL mondiale.

Il terzo ETF o ETC, dalla quota piccola e residuale rispetto al totale del capitale, darebbe modo di seguire una propria idea di investimento, come ad esempio il trend dell’oro che pur non staccando cedole o dividendi è in crescita da decenni ed è considerato un bene rifugio.

L’allocazione secondo il profilo di rischio

All’aumentare del rischio e dell’orizzonte temporale si può aumentare il peso dell’azionario, mentre l’aumento del peso dell’obbligazionario renderà il portafoglio molto difensivo, più adatto ai profili di rischio prudenti specialmente sugli orizzonti temporali più corti.

L’investimento alternativo si sposa bene con chi attua politiche di rotazione attiva del portafoglio e sa scegliere tempi, pesi e settori su cui intervenire e da cui scappare. La diversificazione rimane il principio cardine: con soli tre ETF si riesce a diversificare al massimo gli investimenti senza comprare tanti strumenti disparati, coprendo gran parte dell’universo investibile sulle principali asset class.

Trasparenza e controllo dei costi

Quando investiamo paghiamo costi e commissioni di varia natura, spesso senza esserne pienamente consapevoli: il rischio di non notare i costi degli investimenti è elevato, poiché le commissioni vengono quasi sempre detratte direttamente dal valore degli investimenti risultando meno visibili.

Per sapere quanto abbiamo effettivamente speso possiamo consultare il rendiconto su costi e oneri che le banche devono mettere a disposizione almeno una volta all’anno: questo documento riporta il costo sostenuto per gli investimenti e fornisce un quadro sintetico di riepilogo, e gli intermediari sono obbligati a inviarlo entro il 30 aprile.

L’approccio basato su ETF a gestione passiva permette di mantenere le spese sotto controllo, liberando risorse che altrimenti finirebbero nelle tasche degli intermediari. La semplicità della struttura, unita alla trasparenza dei costi, rende questa strategia accessibile anche all’investitore autonomo che vuole prendere decisioni consapevoli sul proprio patrimonio.

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