Fine dello smart working: colossi europei richiamano i dipendenti

Fine dello smart working: colossi europei richiamano i dipendenti
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La pandemia sembra ormai un ricordo lontano, eppure le sue conseguenze sul mondo del lavoro continuano a generare scosse telluriche. Numerose società in Europa stanno decretando la fine del lavoro remoto, con Amazon in prima linea nell’imporre la presenza in ufficio cinque giorni a settimana. Un’inversione di rotta che sta ridisegnando gli equilibri tra aziende e lavoratori.

La rivoluzione britannica della presenza

Il Regno Unito si configura come l’epicentro di questa trasformazione. Bt, la società di telecomunicazioni, ha comunicato ai suoi 50mila dipendenti l’obbligo di lavorare in ufficio almeno tre giorni a settimana, con monitoraggio delle presenze. PwC ha alzato ulteriormente l’asticella, richiedendo ai propri 26mila dipendenti un minimo di tre giorni settimanali in ufficio dal primo gennaio, oltre al 60% del tempo trascorso con i clienti.

La City londinese manifesta già i sintomi di questa nuova fase: semi-deserta il lunedì e il venerdì, torna alla normalità dal martedì al giovedì. Un fenomeno che racconta più di mille parole sulla resistenza dei lavoratori, molti dei quali affrontano spostamenti estenuanti dalle periferie.

Germania e la stretta dei giganti industriali

La tendenza attraversa il Canale della Manica: in Germania colossi come Deutsche Telekom e Volkswagen hanno imposto un giro di vite, richiedendo tre o quattro giorni settimanali in ufficio, specialmente per i manager. La filosofia sottostante è chiara: l’esempio deve venire dall’alto.

Anche catene di supermercati come Asda e realtà tecnologiche come la banca online Starling stanno imponendo ritorni più regolari in presenza. Si tratta di un’ondata che attraversa settori diversi, dalle telecomunicazioni alla distribuzione, dalla finanza alla tecnologia.

Quando l’obbligo diventa boomerang

Eppure questa strategia nasconde insidie. Imporre la presenza a tempo pieno potrebbe rivelarsi controproducente: solo le società senza problemi di reclutamento possono permetterselo, mentre in diversi casi i dipendenti hanno preferito licenziarsi. Alcuni dipendenti pubblici britannici hanno scelto lo sciopero come forma di protesta.

Secondo alcuni osservatori, le aziende potrebbero utilizzare il ritorno in ufficio come strategia per spingere i dipendenti alle dimissioni, una tattica a metà strada fra il bossing e il quiet firing. I datori di lavoro giustificano la decisione con i milioni di dollari investiti negli spazi aziendali, che pretendono vengano utilizzati.

Il modello ibrido resiste

La percentuale di lavoratori britannici in smart working totale è crollata rispetto ai tempi della pandemia, mentre il 28% si è adattato al lavoro ibrido. I sondaggi mostrano che la maggioranza dei lavoratori preferisce un mix tra ufficio e casa, ma il nodo resta decidere il compromesso ideale: due, tre o quattro giorni.

Nvidia, a differenza di altre Big Tech, evita di richiedere il ritorno in ufficio, garantendosi così la fidelizzazione dei migliori talenti. Una strategia alternativa che potrebbe rivelarsi vincente nella guerra per attrarre competenze.

Lo scenario globale

Negli Stati Uniti, Donald Trump ha annunciato a dicembre che tutti i funzionari e dipendenti pubblici dovranno tornare al lavoro a tempo pieno. Una dichiarazione che potrebbe segnare un’ulteriore accelerazione della tendenza al di là dell’Atlantico.

La battaglia tra flessibilità e presenza fisica sta ridefinendo il futuro del lavoro. Le aziende europee puntano sul controllo e sulla collaborazione in presenza, mentre i lavoratori difendono l’equilibrio conquistato durante la pandemia. Il risultato di questo scontro determinerà gli equilibri lavorativi del prossimo decennio.

Francesco

Mi piace aggiustare, creare e modificare cose ed è una passione che mi porto dietro da tanti anni. Nel 2015 ho deciso di condividere questa mia passione con voi tramite questo blog.

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