Europa in treno: il piano da 550 miliardi per unire le capitali
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Una ragnatela di binari attraverso il continente
Bruxelles ha messo sul tavolo un’ambizione che suona quasi visionaria: trasformare l’Europa in un territorio dove spostarsi da una capitale all’altra diventi facile quanto prendere un regionale per la città vicina. Il piano della Commissione europea si chiama Ten-T, acronimo di Rete transeuropea di trasporto, e promette di ridisegnare completamente il modo in cui ci muoviamo attraverso i confini nazionali.
Sette ore di treno per andare da Roma a Parigi, tre ore da Lisbona a Madrid. Sono cifre che oggi sembrano fantascienza, considerate le undici ore attuali necessarie per collegare la capitale italiana a quella francese. Ma secondo le proiezioni discusse dai 27 ministri dell’Unione, questo scenario potrebbe materializzarsi nel giro di due decenni.
Numeri che fanno girare la testa
Per realizzare questa trasformazione, servirà triplicare l’infrastruttura esistente. Secondo lo studio di Ernst and Young, in collaborazione con l’Università Bocconi, sarà necessario passare dai circa 15.200 chilometri attuali a oltre 49 mila chilometri, prendendo spunto dall’esperienza cinese che in pochi anni è passata da mille a quarantacinquemila chilometri di rotaie veloci.
Il progetto potrebbe generare benefici economici per circa 750 miliardi di euro entro il 2070, con la riduzione del traffico aereo e stradale per un risparmio di oltre 100 milioni di tonnellate di CO2 l’anno. L’occupazione non resterebbe a guardare: si stima la creazione di 1,5 milioni di posti di lavoro.
L’Est Europa protagonista della svolta
Se i miglioramenti per le rotte occidentali appaiono significativi ma contenuti, è guardando verso oriente che il piano rivela il suo potenziale dirompente. La tratta Zagabria-Budapest sarebbe abbreviata di un terzo, quella tra Budapest e Bucarest più che dimezzata, passando da 15 ore a 6. Ancora più impressionante il balzo per chi viaggia nei Balcani: Bucarest-Sofia scenderebbe da 10 a 6 ore, e Sofia-Atene da 14 a 6.
Il progetto introdurrebbe tratte ad alta velocità a oggi ancora inesistenti, come quella tra Parigi e Lisbona o Varsavia e le tre capitali dei Paesi baltici, colmando vuoti che oggi costringono a lunghi giri o all’uso dell’aereo.
Tempi e soldi: il nodo da sciogliere
Le prime tratte apriranno le porte a partire dal 2030 mentre la rete sarà completata entro il 2040. Un orizzonte temporale ambizioso, che richiede di mettere in campo 550 miliardi di euro nei prossimi anni. Ma da dove arriveranno queste risorse?
Si parla di risorse private e pubbliche (piano InvestEU e Green Bond), oltre ai proventi derivanti dal mercato per lo scambio delle quote di emissione e da un potenziamento del bilancio settennale dell’Unione europea. Una partita che si giocherà tra banche, fondi di investimento e casse pubbliche, con l’obiettivo dichiarato di rendere sostenibile non solo l’ambiente, ma anche i conti del progetto.
La visione di Von der Leyen
Von der Leyen ha affidato al prossimo commissario ai Trasporti, Apostolos Tzitzikostas, un ambizioso piano per realizzare una rete ferroviaria europea in grado di connettere tutte le capitali Ue. L’impulso è arrivato anche dai rapporti di Letta e Draghi, che hanno evidenziato come l’alta velocità esiste all’interno dei singoli Paesi, ma, tranne alcune rarissime eccezioni, è inesistente sulle tratte internazionali.
L’idea di fondo è chiara: rendere il treno non un’alternativa all’aereo, ma la scelta preferibile per chi si muove tra le grandi città europee. Un cambiamento che richiederebbe di superare decenni di frammentazione, sistemi di segnalamento incompatibili e standard tecnici diversi tra un paese e l’altro.
